Come uno studio commercialista può smettere di rincorrere i clienti per i documenti
A cura del team PauSolutionsPubblicata il 6 min di lettura
La risposta in breve
Si smette di rincorrere i clienti quando è un unico elenco clienti a decidere chi deve mandare cosa e una piccola automazione invia richieste e solleciti al posto vostro: dalla casella email dello studio, con un ritmo fisso, elencando solo ciò che manca e fermandosi appena il documento arriva.
- Tenete un solo elenco: per ogni cliente, i documenti richiesti e quelli già ricevuti.
- Una prima richiesta personale, poi 2 solleciti a circa 5 giorni di distanza, ognuno con i soli documenti mancanti.
- Dopo il secondo sollecito niente più email: il cliente finisce nella lista "da chiamare".
- Un riepilogo settimanale di chi deve ancora mandare cosa, invece di controllare le caselle di posta.
- Si costruisce con n8n, Make o Zapier su Google Fogli o Excel e la vostra email attuale: nessun portale e nessuna app per i clienti.
Quanto costa davvero rincorrere i documenti
Nessuno segna a parte il tempo dei solleciti. Sono cinque minuti per ritrovare la mail del mese scorso, altri cinque per riscrivere lo stesso messaggio cortese, e il promemoria mentale di "ricontrollare giovedì". Moltiplicato per tutti i clienti, ogni mese o trimestre, diventa un lavoro vero — e di solito ricade sulle persone più esperte dello studio, perché sono loro a sapere cosa manca a ciascuno.
Il costo nascosto non è solo il tempo. I solleciti a mano sono irregolari: qualcuno riceve tre email, qualcun altro nessuna, e nessuno sa dire a colpo d'occhio chi sta bloccando il lavoro. È questa incertezza a rendere pesanti le scadenze.
Cosa fa, in pratica, un sistema di solleciti automatici
Non è un chatbot e non serve l'intelligenza artificiale. Sono poche regole chiare che girano ogni giorno lavorativo:
- Legge l'elenco clienti (un Google Foglio o un file Excel): nome, email, documenti richiesti per il periodo, documenti ricevuti, solleciti già inviati e data dell'ultimo.
- Calcola cosa manca a ogni cliente: richiesti meno ricevuti.
- Decide cosa inviare: niente se è arrivato tutto, la prima richiesta se non è ancora partito nulla, un sollecito se l'ultima email è di qualche giorno fa, oppure la segnalazione "da chiamare" dopo l'ultimo sollecito.
- Invia un'email personale dalla casella dello studio (Google Workspace o Microsoft 365) con i soli documenti mancanti, così il cliente risponde a voi come sempre.
- Aggiorna l'elenco (numero e data dei solleciti) e manda allo studio un breve riepilogo.
Potete vedere questa logica all'opera, con clienti di fantasia, nella nostra demo interattiva dei solleciti documenti, senza registrazione.
Come impostarlo, passo per passo
1. Una checklist standard per tipo di cliente
Lo studio sa già cosa serve da un cliente in contabilità mensile, da uno trimestrale o da uno con dipendenti: estratti conto, fatture di acquisto e di vendita, corrispettivi e ricevute POS, prospetti paghe, documenti per la dichiarazione. Mettetelo per iscritto una volta sola. L'automazione è buona quanto questa lista, e spesso è proprio scriverla che fa risparmiare più tempo.
2. Un unico elenco clienti
Una riga per cliente e per periodo, con queste colonne: cliente, email, richiesti, ricevuti, solleciti inviati, ultimo sollecito. Chi riceve i documenti li spunta in ricevuti. È questa unica abitudine a fermare i solleciti in automatico.
3. Tre modelli brevi, con un tono che cresce
- Prima richiesta: cordiale, elenca i documenti e ricorda che basta rispondere all'email con gli allegati.
- Sollecito: breve e preciso, "siamo ancora in attesa di questi documenti", con i soli mancanti.
- Secondo sollecito: più deciso, con una data entro cui servono i documenti e la disponibilità a chiarire eventuali dubbi.
4. Ritmo e regole di stop
| Giorno | Cosa succede | Si ferma se |
|---|---|---|
| Giorno 1 | Prima richiesta personale con i documenti del periodo | Tutto risulta ricevuto |
| Giorno 6 | Sollecito con i soli documenti mancanti | Tutto risulta ricevuto |
| Giorno 11 | Secondo sollecito con una scadenza | Tutto risulta ricevuto |
| Dal giorno 12 | Niente più email: il cliente compare nella lista "da chiamare" | — |
Cinque giorni tra un'email e l'altra sono un buon punto di partenza: abbastanza per non risultare insistenti, abbastanza pochi per non perdere di vista la scadenza. Inviate solo nei giorni lavorativi, al mattino.
5. Prova su tre-cinque clienti, poi si parte
Provate prima con indirizzi interni, poi con qualche cliente di fiducia. Controllate che compaiano i documenti giusti, che le risposte arrivino nella casella corretta e che spuntare "ricevuto" fermi davvero il sollecito successivo. Poi attivate il sistema per tutti e leggete il riepilogo settimanale, invece di cercare tra le email.
Errori comuni da evitare
- Sollecitare documenti già arrivati. Se nessuno aggiorna la colonna "ricevuti", l'automazione disturba le persone sbagliate. Spuntare i documenti deve far parte della routine.
- Scrivere da un indirizzo no-reply. I clienti rispondono ai solleciti con allegati e domande: usate la casella che già conoscono.
- Documenti sparsi su WhatsApp. Molti clienti mandano foto in chat. Nei modelli indicate con gentilezza un solo canale (la risposta all'email o una cartella condivisa), così niente si perde.
- Insistere all'infinito. Dopo due solleciti, un'altra email serve a poco; una telefonata di due minuti sì. Prevedete questo passaggio.
- Il messaggio generico. "Inviateci tutta la documentazione mancante" viene ignorato. L'elenco dei due documenti che mancano davvero ottiene una risposta.
Quali strumenti usare
Le strade sono due. Un software con portale clienti offre un'area di caricamento e i solleciti già pronti, di solito in abbonamento mensile, e i clienti devono usare il portale. Un'automazione sui vostri strumenti — n8n, Make o Zapier collegati a Google Fogli o Excel e a Gmail o Outlook — lascia tutto negli account che lo studio ha già, e i clienti continuano a rispondere via email. La seconda è quella che realizziamo noi, con un'installazione una tantum nei vostri account.
In ogni caso verificate le basi della protezione dei dati: le email partono dal vostro account, l'elenco contiene solo i dati necessari e chi realizza o mantiene l'automazione firma un accordo di trattamento dati (art. 28 GDPR). La nostra pagina dati e privacy spiega come lo gestiamo.
Conviene automatizzare?
Come regola pratica, se lo studio invia più di una trentina di solleciti documenti al mese, un'automazione di solito si ripaga in pochi mesi. Sotto questa soglia possono bastare una checklist condivisa e un promemoria in calendario. Inserite i vostri numeri nel Chasing Cost Check per vedere ore e costo annuo nel vostro caso.
Domande frequenti
I clienti capiranno che i solleciti sono automatici?
Partono dalla casella dello studio, con il vostro nome e il vostro modo di scrivere, ed elencano i documenti che mancano a quel cliente: sembrano una normale email dello studio. Le risposte arrivano nella vostra casella come sempre.
I clienti devono installare qualcosa o registrarsi?
No. Ricevono normali email e rispondono con gli allegati, esattamente come oggi. Per loro non cambia nulla.
Come fa l'automazione a sapere che un documento è arrivato?
Qualcuno dello studio lo spunta come ricevuto nell'elenco clienti (Google Fogli o Excel). Al giro successivo l'automazione vede che non manca nulla e smette di sollecitare quel cliente.
Quanti solleciti conviene inviare?
Per la maggior parte degli studi funzionano bene una prima richiesta e due solleciti a circa cinque giorni di distanza. Dopo, il cliente passa nella lista "da chiamare": una telefonata è più efficace di una quarta email.
Può sollecitare anche le parcelle non pagate?
Sì. Lo stesso metodo funziona per i pagamenti in ritardo: un promemoria cortese qualche giorno dopo la scadenza, uno più deciso e un ultimo avviso, che si fermano appena il pagamento risulta incassato.
È conforme al GDPR?
Può esserlo, e va progettato così: le email partono dal vostro account, l'elenco contiene solo i dati necessari e chi realizza il sistema firma un accordo di trattamento dati e lavora con accessi minimi.
